IL KOBUDO

IL  KOBUDO

Ho voluto dedicare parte dell’allenamento e della pratica del Ju Jitsu anche al Kobudo. La scelta è stata determinata oltre che dal fascino che questa arte ha di per sè, anche dal fatto che essa rappresenta una naturale integrazione del Ju Jitsu, sia per l’affinità dei movimenti, sia perché un’arte come il Ju Jitsu, impostata su criteri molto pratici di difesa personale, non può prescindere dall’uso delle armi. Escluse quindi le armi da fuoco, il  cui  apprendimento segue giustamente tutt’altra via, è corretto impostare l’apprendimento delle arti marziali imparando la difesa da attacchi armati, e imparando anche  noi  stessi  a  difenderci  mediante  queste  antiche  armi  (rimane  comunque  un  fatto  sportivo,  a  nessuno  venga  in  mente di  girare  con  un  Sai  sotto  la  giacca!). Inoltre, alcune armi della tradizione giapponese, come il TONFA, sono ancora largamente usate dalle polizie di molti paesi, inclusi i nostri Carabinieri, come efficiente strumento per l’ordine pubblico .

Oltre al Ju Jitsu dunque, chi è interessato può scegliere di praticare con me anche il Kobudo, per migliorare le sue conoscenze e approfondire i movimenti legati al maneggio di queste armi. In palestra ovviamente si usa sempre la versione sportiva, facilmente reperibile nei negozi.Nel Kobudo i movimenti del corpo sono del tutto simili a quelli del Karate e con buona approssimazione anche a quelli del Ju Jitsu. Ciò che caratterizza questa arte è l’unione di questi movimenti all’uso di un’arma, o più spesso di una coppia di armi. Le più utilizzate, ed anche quelle che si imparano sin dall’inizio, sono il BO o bastone lungo, il SAI, il TONFA, il NUNCHAKU. Non rientra tra queste il TANTO o coltello, che viene invece “trattato” nel Jujitsu dal grado di cintura marrone in poi, soprattutto a livello di “difesa a mani nude da attacco con un coltello”. Per la tranquillità di tutti, queste tecniche vengono insegnate utilizzando un “coltello” in legno o per i più bravi, in metallo non affilato.